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“L’acqua è l’ambiente naturale in cui il bambino vive i suoi primi nove mesi, nel ventre della mamma, dunque l’idroterapia, o l’acquaticità, sin dal primo mese di vita rappresenta per il piccolo un gioco normale, anzi gradito, che gli permette di non spezzare quel legame speciale con la mamma. Inoltre nell’acqua può muoversi in libertà e fare le prime scoperte, sperimentare le proprie abilità motorie e affrontare le prime sfide, in un ambiente comunque sereno e protetto”. Lo hanno detto le dottoresse Serena Columbo, Direttore Sanitario dei centri Fisioter, e Serena Di Sabatino, ostetrica, nel corso dell’incontro su ‘Acquaticità e dintorni’ organizzato dai Centri di Fisioterapia e Riabilitazione Fisioter nello store Prénatal di Pescara, nell’ambito del programma di incontri ‘Mamme in Prima Fila’, alla presenza anche della psicologa Sara Acconciamessa. E tante sono le future mamme, tutte in dolce attesa, che hanno raccolto l’invito per scoprire una tecnica tesa a garantire il benessere dei propri bambini.

“Praticare acquaticità durante la gravidanza e dopo il parto è fondamentale – ha spiegato la dottoressa Columbo -: la donna riesce ad allentare quella tensione generata dalla posizione eretta, ovvero dalla gravità, soprattutto in funzione del rachide lombosacrale, ovvero aiuta ad alleviare quelle patologie, seppur temporanee, spesso generate dalla gravidanza stessa che fa assumere una posizione di iperlordosi. In questo caso l’acqua agisce come scarico dell’articolazione lombosacrale per eliminare o ridurre la lombosciatalgia. Ma il rapporto con l’acqua è importante anche per il neonato che, alla nascita, ha già tutti i programmi inseriti, ma li deve solo far esplodere in maniera adeguata. La forza di gravità gli rema contro, mentre l’acqua gli facilita il movimento e c’è un feedback positivo per il neonato”. “L’Acquaticità inizia normalmente già al compimento del primo mese dalla nascita – ha spiegato la psicologa Acconciamessa – e per il bambino si tratta di ritrovare un ambiente che gli è naturale e di riprendere quel percorso iniziato nove mesi prima nella pancia della mamma, dunque è un luogo che riconosce. E nell’acqua scopre anche la sua relazione con la mamma”. “La gravidanza – ha esordito l’ostetrica Di Sabatino – non è una patologia, ma è piuttosto l’espressione massima del benessere che dall’acqua può solo trarre vantaggio. L’idroterapia del neonato significa l’immersione del bambino accompagnato dalla mamma o dal papà, e nell’acqua, in una temperatura di 36 gradi, quindi calda, si realizza il momento del gioco, ma anche dove il neonato sperimenta nuove tipologie di postura, che non è quella standard. Ovviamente tale attività va svolta in ambiente protetto, dunque in acqua con bassissima percentuale di cloro, per proteggere cute, occhi e orecchie, e acqua igienicamente controllata e garantita, con una divisione dei bambini per fascia d’età, dunque d’esperienza, ma è evidente che l’idroterapia determina tanti vantaggi per il bambino: aumenta la fiducia nelle proprie capacità, l’indipendenza, gli permette di svolgere subito attività fisica per tonificare la struttura muscolare e cardiocircolatoria, risolve l’inappetenza e favorisce il sonno, permettendo al bambino di scaricare le proprie energie, inoltre il movimento dell’acqua contro il pancino dei bambini favorisce un massaggio sull’intestino per drenare gli eventuali gas accumulati che sono la prima causa delle coliche. E in acqua si realizza la prima socializzazione dei bambini perché nell’acquaticità ci sono momenti di incontro tra i piccoli nuotatori che realizzano la presenza dell’altro. Oggi, nel Centro Fisioter, abbiamo anche introdotto una novità, ovvero l’utilizzo di collarini che, agendo come dei piccoli salvagenti, aiutano il bambino a reggersi in acqua da solo, iniziando a sperimentare la propria indipendenza”. Sfatati anche alcuni miti e pregiudizi, “primo fra tutti – ha detto la dottoressa Columbo – non è vero che l’attività in acqua cura la scoliosi dei bambini, patologia che ha bisogno di altri tipi di trattamenti fisioterapici”. Tante le domande poste dalle mamme, a partire dalla possibilità di effettuare il parto in acqua, “oggi possibile sia nell’ospedale di Chieti che in quello di Pescara – ha detto la Di Sabatino -, ma una mamma in gravidanza ha mille altre opzioni tra cui scegliere, e la scelta finale dipende da qual è stato l’iter di tutta la gravidanza, se ci sono state patologie come il diabete, la pressione alta, una gestosi, e dalla posizione in cui si presenta il bambino al momento del parto. Se siamo di fronte a una gravidanza fisiologica, in cui non ci sono state complicazioni, è assolutamente possibile partorire in acqua, consapevoli, comunque, che il dolore serve alla mamma per guidare meglio la fase della nascita del proprio bambino”.