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Un elicottero del 118 e’ precipitato a Campo Felice, nell’Aquilano. Tutte morte le sei persone a bordo: due piloti, un medico, un infermiere, un adetto del soccorso alpino e uno sciatore che si era infortunato ed era stato appena prelevato per essere trasportato all’ospedale de L’Aquila. L’Agenzia nazionale per la sicurezza del volo (ANSV) ha aperto un’inchiesta. Inviato sul posto un team investigativo.
L’elicottero AW139 con marche EC-KJT e’ caduto in prossimita’ del laghetto di Campo Felice. I rottami del velivolo sono stati localizzati in un canalone nei pressi di Casamaina, in territorio di Lucoli. Ancora tutte da accertare le cause della tragedia. Sembrerebbe che l’elicottero sia precipitato da un’altezza di 600 metri, forse dopo l’impatto con un cavo sospeso oppure per un guasto meccanico. Nella zona c’era fitta nebbia e anche questo potrebbe aver contribuito a determinare la sciagura. L’area dell’incidente e’ molto impervia e per raggiungerla i soccorritori si sono mossi con gli sci. A intervenire anche un gruppo impegnato nelle ricerche all’hotel Rigopiano, a Farindola. In supporto anche maestri di sci di Campo Felice e squadre del SAR delle forze armate che sono sul posto in questi gironi per contribuire ai soccorsi alle popolazioni colpite dal maltempo.

Nello schianto sono morte tutte e sei le persone che erano a bordo, 5 soccorritori e il ferito che era stato recuperato sulle piste. E tra i soccorritori deceduti nello schianto due, il medico Walter Bucci e il tecnico del Soccorso alpino, Davide De Carolis, avevano partecipato tra i primi ai soccorsi all’hotel Rigopiano.

WALTER BUCCI, 57 ANNI, medico cardiologo, originario di Rocca di Cambio (L’Aquila), proprio il comune dove ha sede la stazione di Campo Felice, dove oggi è morto. Lascia la moglie e una figlia. Nei giorni scorsi aveva fatto turni nei soccorsi a Rigopiano (Pescara). Non doveva essere in servizio oggi, avendo fatto un turno di quasi due giorni. Specializzato in emergenza sanitaria, attualmente in servizio al 118 dell’Aquila. Era molto conosciuto in alto Sangro dove aveva prestato servizio, sempre nel 118 a Castel di Sangro e Pescasseroli (L’Aquila).
DAVIDE DE CAROLIS, 40 ANNI, di Teramo, dove ha frequentato il liceo classico, componente del Soccorso alpino e consigliere comunale di Santo Stefano di Sessanio. Lascia moglie e una bambina. Si era trasferito nella località dell’Aquilano perché amante della montagna, come professione gestiva rifugi montani. Bloccato per due giorni a Santo Stefano dalla neve, è stato poi uno dei primi a intervenire a Rigopiano. Ed era stato il prima linea anche nel terremoto di Amatrice. Straziante quello che scrive la cugina Monia Deca su facebook, “lui era mio cugino Davide, esperta guida alpina, facente parte del soccorso alpino, colui che è stato tra i primi ad intervenire nella tragedia di Rigopiano, colui che ha estratto vivo uno dei sopravvissuti. Dio oggi ha deciso di portare via a sua figlia il suo idolo, a sua moglie il suo amore, alla sua famiglia la sua gioia di vita e a tutti noi un grande, grandissimo uomo, oltre che un eroe. Come pochi ce ne sono in questo mondo. Dio, ma tu esisti?”.
MARIO MATRELLA, 42 ANNI, di Foggia, tecnico di volo, esperto del verricello. Viveva a Putignano (Bari). Lascia la moglie e quattro figli. Dipendente della Inaer Aviation spa, ma con un passato da tecnico dell’Alidaunia. Faceva parte anche del soccorso alpino stazione ‘Gargano’. Il sindaco di Foggia, Franco Landella, rivolge un pensiero commosso a lui e alle altre vittime e porge alla famiglia le più sentite condoglianze da parte dell’Amministrazione e dell’intera comunità foggiana: “Mario era uno di quegli eroi che, giorno dopo giorno, compiono le loro importanti missioni ‘lontani dai riflettori’, salvando vite e soccorrendo le persone in difficoltà con straordinario senso del dovere e spirito di sacrificio. A uomini come Mario va quotidianamente la nostra gratitudine. Di loro, in queste funeste circostanze, ci resta la memoria riconoscente e la tristezza di aver perso uomini di grande valore, difficilmente sostituibili, soprattutto nelle vite e nell’affetto dei propri cari”.
GIUSEPPE SERPETTI,59 ANNI, nato ad Arischia, lascia la moglie e due figli, una bambina di sette e una di tre, da molti anni infermiere dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila in servizio presso il 118, spesso era di turno sull’elicottero. Amici e parenti lo chiamavano ‘Zio Peppone’ per la sua bontà d’animo e per la sua disponibilità verso gli altri, viene ricordato come un padre esemplare, aveva l’hobby della lettura, sia di quotidiani che acquistava ogni mattina, e dei libri.                                    ETTORE PALANCA, 50 ANNI, di Roma, è lo sciatore che si era fatto male procurandosi la frattura di tibia e perone. La moglie, Roberta Rossi, ha saputo della morte del marito mentre era a lavoro al Rome Cavalieri. Anche lei lavora da parecchi anni nello stesso Hotel in cui il marito era maitre. I coniugi però lavoravano in settori diversi, lui al ristorante al primo piano l’Uliveto, che si affaccia sulla piscina, mentre lei nel management.
GIANMARCO ZAVOLI, 46 ANNI, di San Giuliano a Mare (Rimini), dove viveva. Oggi pilotava l’Agusta modello Aw139. Era un appassionato ciclista, iscritto alla Cicli Matteoni. Nel tempo libero dal lavoro era solito partecipare a escursioni su strada con il team amatoriale.

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