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Conferenza on the road dell’associazione Pescara Mi Piace per chiedere all’amministrazione Alessandrini della necessità e tuilità di griglie aggiuntive agli interventi antiallagamento già realizzati tra via Marconi e via Pepe.

“I Fossi Bardet esondano su via Marconi e via Pepe e il sindaco Alessandrini pensa di liquidare la problematica costruendo delle griglie lungo le due strade e uno ‘scolmatore’ spendendo altri 36mila euro che, a questo punto, sono letteralmente inutili, buttati al vento. Perché le ultime piogge hanno determinato nuovi allagamenti su via Marconi, via Pepe, via Spaventa, via Elettra e via dei Petruzzi, vanificando i 2milioni di euro spesi per il Piano antiallagamento? Cos’è che non ha funzionato? Il Comune ha completato il progetto del DK15 a Porta Nuova, opera che avrebbe dovuto intercettare proprio i Fossi Bardet? E se i lavori sono stati terminati, perché non hanno funzionato? Sono questi gli interrogativi che oggi poniamo al sindaco Alessandrini che sul programma anti-allagamento ha messo a segno l’ennesimo flop della sua amministrazione. Se le risposte non arriveranno investiremo, evidentemente, della problematica altre Istituzioni”. Lo hanno detto l’avvocato Berardino Fiorilli e Armando Foschi, promotori e portavoce dell’Associazione cittadina ‘Pescara – Mi piace’, che ha raccolto la protesta dei commercianti e residenti di via Marconi, via Pepe e via Elettra, finiti di nuovo sott’acqua il 16 e il 17 gennaio scorsi, a fronte di poche ore di pioggia.

“Lo scorso 7 febbraio – hanno ricordato l’avvocato Fiorilli e Foschi – avevamo sollevato una perplessità dinanzi alla pubblicazione di un’ordinanza sottoscritta dal sindaco Alessandrini che annunciava il divieto di sosta e di fermata su via Marconi e via Pepe per consentire l’esecuzione di ‘lavori complementari di manutenzione straordinaria’ sulla rete appena realizzata appunto nell’ambito del Piano antiallagamento, lavori però neanche annunciati alla città che li avrebbe ignorati se non fosse stato per quell’ordinanza di tre paginette. Da quanto riportato nell’ordinanza stessa, l’esigenza di eseguire quelle opere ‘complementari’ è nata in seguito all’episodio di allagamento registrato il 16-17 gennaio scorso quando, a fronte in realtà di una semplice pioggia, e non certo di un nubifragio, via Marconi, via Pepe, via dei Petruzi, via Elettra, via Spaventa, sono di nuovo piombate nell’incubo dell’acqua alta: in pochi minuti tutti i tombini della nuova rete hanno riversato all’esterno acqua piovana e acqua di fogna, incapaci di accogliere il deflusso, e negozi, abitazioni, condomini e garage si sono trovati sommersi, con i cittadini che navigavano con l’acqua fino al ginocchio. Un episodio che ci ha subito sorpresi e ha sollevato i nostri interrogativi proprio perché i lavori del Piano antiallagamenti per 2milioni di euro sono stati avviati dalla nostra amministrazione comunale di centro-destra, un Piano che ha previsto l’installazione di condotte del diametro di 3 metri lungo l’asse via Marconi-via Pepe, con vasche di raccolta lungo la rete, con il potenziamento degli impianti di sollevamento e prevedendo anche l’installazione dei gruppi elettrogeni di emergenza, in modo che neanche il più potente black out potesse mai fermare le pompe. Quando nel 2014 si è insediato alla guida di Pescara, il sindaco Alessandrini avrebbe dovuto semplicemente portare a completamento l’opera, cosa che sembra avvenuta con molta lentezza, ma comunque alla fine il cantiere è stato chiuso. Dopo un anno e mezzo dalla fine dei lavori ci siamo invece ritrovati punto e a capo e, a fronte dell’allagamento di gennaio, abbiamo subito sollevato i nostri interrogativi su cosa fosse accaduto alla rete di via Marconi, ovvero se le opere fossero state completate come da progetto o se per caso non fosse mancato qualcosa. Ovviamente le nostre domande non hanno ricevuto alcuna risposta, ma l’8 febbraio è stato riaperto il cantiere. Allora – hanno proseguito l’avvocato Fiorilli e Foschi –  abbiamo iniziato la nostra faticosa ricerca delle carte per capire qualcosa in più rispetto a tali nuove opere e, finalmente, non senza difficoltà, abbiamo trovato la determina dirigenziale numero 9 del primo febbraio 2017 nella quale abbiamo riannodato le fila della vicenda: in sostanza nella determina si parla della necessità di eseguire opere aggiuntive in seguito a una ‘pioggia eccezionale che a gennaio’ avrebbe provocato addirittura ‘l’esondazione del fiume Pescara’. Partendo da questo episodio, l’Ufficio tecnico comunale certifica la bontà delle opere progettate dal centro-destra con il Piano antiallagamento, constatando il corretto funzionamento delle pompe installate nell’impianto di sollevamento di via Marconi-viale Pindaro e di via Pepe. E nella stessa determina i tecnici affermano che l’allagamento di via Marconi, via Pepe e via dei Petruzzi è dipeso dalle griglie delle caditoie ostruite dai rifiuti, e la manutenzione spettava ad Attiva, e dall’esondazione del canale Bardet, ovvero secondo i tecnici le caditoie, i tombini, allocati in corrispondenza delle vecchie condotte esistenti, e oggi non più funzionanti, sarebbero diventati degli ‘affluenti’ delle acque del Fosso Bardet e, una volta riempite le vecchie condotte, l’acqua sarebbe stata naturalmente rigurgitata all’esterno. Per tentare di arginare il fenomeno, la giunta Alessandrini ha deciso di realizzare uno ‘scolmatore’ in corrispondenza dell’impianto di sollevamento di via Pepe, ovvero una vasca capace di trasportare una portata limitata di acqua in eccesso verso il nuovo collettore di via Marconi, e poi di aumentare la superficie delle griglie per agevolare il deflusso dell’acqua nella rete. Ma a questo punto è chiaro che tali lavori, peraltro ancora in corso, sono un semplice palliativo, temiamo pure inutile, costato alla città 36mila euro: se l’allagamento di gennaio è stato causato dai Fossi Bardet, è evidente che occorre investire per impedire l’esondazione dei Fossi stessi, e non costruire scolmatori per raccogliere l’acqua in eccesso. Ma l’acqua dei Bardet doveva essere intercettata tramite la realizzazione del DK15 a Porta Nuova: a questo punto sorgono i nostri interrogativi, ovvero, il DK15 è stato realizzato a Porta Nuova? Sono state realizzate le nuove condotte in via Bardet, via Magellano e lungo le golene sud, condotte che erano state progettate proprio per impedire episodi di allagamento? E se il DK15 è stato completato anche a Pescara sud, perché quei lavori evidentemente non hanno funzionato? Infine: sono state collaudate le opere del Piano antiallagamento? Ovviamente giriamo i nostri interrogativi al sindaco Alessandrini, sollevando anche l’ennesima perplessità – hanno aggiunto l’avvocato Fiorilli e Foschi -: durante la pioggia del 16-17 gennaio, quando i Fossi Bardet sarebbero esondati in via Marconi, in realtà che gli stessi Fossi Bardet hanno regolarmente sversato reflui, attraverso le proprie idrovore, direttamente nel fiume. E sappiamo che il 16 gennaio l’Aca ha anche effettuato dei campionamenti, rimasti ovviamente riservati, attestando anche l’elevato inquinamento dei liquami sversati: nelle acque di sfioro del Bardet 1 sono stati riscontrati livelli di escherichia coli pari a 11mila per metro cubo; nelle acque di sfioro del Bardet 2 sono stati accertati 14mila escherichia coli ogni metro cubo. A questo punto ci chiediamo come sia possibile che nello stesso giorno i Bardet abbiano sversato nel fiume e, contemporaneamente, abbiano esondato su via Marconi”.