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“Non è D’Alfonso il male d’Abruzzo. Il male d’Abruzzo sono sedici consiglieri che, in barba a qualunque senso dell’istituzione, responsabilità amministrativa o politica, hanno scientemente portato all’esasperazione il dibattito dell’assise regionale per poi “salvare” il loro – solo il loro – presidente. Consentendogli persino di superare l’ostacolo della regola a garanzia della democrazia e del popolo abruzzese”. A dichiararlo è Gianluca Zelli, di Azione Politica, dopo aver appreso dagli organi di stampa della scelta operata dal governatore regionale di rimanere “avvinghiato alla poltrona di presidente. Del resto, D’Alfonso era stato “chiaro” fin dall’inizio, quando aveva dichiarato che avrebbe atteso la composizione dell’Esecutivo nazionale. Esecutivo che evidentemente stenta a nascere e, con ogni probabilità, non nascerà. Ma non è questo che mi colpisce. Mi colpisce la complicità degli uomini del presidente che, come tanti ammaestrati “yes-man” hanno sostenuto la sua linea temporeggiando, cincischiando, loro primi fautori di una vergogna tutta casalinga che non aiuta la nostra terra, svilisce il ruolo della Regione e allontana, se possibile ancor più, l’istituzione dalla cittadinanza”, conclude Zelli.