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Ha deciso di togliersi la vita impiccandosi nella Casa Circondariale di Pescara dov’era detenuto perche’ condannato per spaccio di droga. La notizia e’ diffusa dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria.
Donato Capece, segretario generale del Sappe, commenta: “L’uomo, di circa 41 anni, italiano, si e’ suicidato ieri sera, impiccandosi. Nemmeno i compagni di cella si sono accorti della sua tragica scelta, posta in essere impiccandosi alle sbarre della finestra. L’uomo aveva avuto altre detenzioni, sempre legate allo spaccio di droga. Si disconoscono allo stato attuale le motivazioni che hanno indotto il detenuto a porre in essere l’insano gesto”. E aggiunge: “Questo nuovo drammatico suicidio di un altro detenuto evidenzia come i problemi sociali e umani permangono, eccome, nei penitenziari, lasciando isolato il personale di Polizia Penitenziaria (che purtroppo non ha potuto impedire il grave evento) a gestire queste situazioni di emergenza. Il suicidio e’ spesso la causa piu’ comune di morte nelle carceri. Gli istituti penitenziari hanno l’obbligo di preservare la salute e la sicurezza dei detenuti, e l’Italia e’ certamente all’avanguardia per quanto concerne la normativa finalizzata a prevenire questi gravi eventi critici. Ma il suicidio di un detenuto rappresenta un forte agente stressogeno per il personale di polizia e per gli altri detenuti. Per queste ragioni un programma di prevenzione del suicidio e l’organizzazione di un servizio d’intervento efficace sono misure utili non solo per i detenuti ma anche per l’intero istituto dove questi vengono implementati. E’ proprio in questo contesto che viene affrontato il problema della prevenzione del suicidio nel nostro Paese. Ma cio’ non impedisce, purtroppo, che vi siano ristretti che scelgano liberamente di togliersi la vita durante la detenzione”.