Un anno di indagini 4 persone indagate in stato di libertà 14 persone
sanzionate per l’importo di oltre 25 mila euro tutti cittadini stranieri
prevalentemente di nazionalità Rumena, Albanese e Polacchi e l’operazione
conclusa dalla II° Sezione della Guardie Ittiche della Guardia Civile Ambientale
Ittiche è il Presidente Cav. Luigi Di Benedetto responsabile della II° Sezione a
lanciare l’allarme denunciando alla Procura della Repubblica di Pescara la
mattanza di Cefali che si pratica giornalmente sulle sponde del fiume di
Pescara, dove vengono trovati i nuovi predoni prevalentemente cittadini
dell’Est che fanno da padroni tra il molo Nord e il Molo Sud del porto canale.
Costoro dopo aver abbandonato i laghi e i fiumi interni dopo averli già depredati
si sono riversati sulle sponde del porto canale di Pescara per consumare le
mattanze ai danni della fauna ittica dei cefali e di qualsiasi altra specie che
possono catturare in modo impattante, illegale e a strappo vietato dalla Legge
Regionale sulla pesca sportiva e dall’art. 40 contro il bracconaggio della legge
154 /16, fanno man bassa dei cefali, una situazione diventata incontrollata.

Dal 2024 dopo i tantissimi servizi di vigilanza e di controlli per cercare di arginare
il fenomeno oramai allargato la II° Sezione delle guardie ittiche hanno inviato
la segnalazione alla Procura della Repubblica di Pescara ipotizzando reati penali
per coloro che commettono le mattanze di cefali all’interno del Porto Canale di
Pescara. Esaminando attentamente il modus operante delle persone che
commettono stragi di cefali la II° Sezione della Guardia Civile Ambientale ha
richiesto alla Procura della Repubblica una delega alle indagini per i reati di
furto aggravato dal momento che le acque interne sono sottoposte alla
sovranità dello Stato è pari a quella che esso esercita sulla terraferma. Fauna
esposta alla pubblica fede e catturando la fauna ittica ( cefalo), portandolo via
dal suo habitat naturale, usando violenza e utilizzando canne da pesca,
mulinelli con una bobina di filo di nylon molto resistenti, dove, viene legato tre
grandi ami con ardiglione del tipo ancoretta, avvalendosi di attrezzature e
mezzi fraudolenti e con modalità a strappo non configurabile come pesca
sportiva, in cui la fauna ittica si trova in minorata difesa con vere e proprie
mattanze catturano grossi quantitativi di cefalo, dal momento che nei mesi di
ottobre e novembre si rifugiano ancora di più nelle placide acque portuali
restando in branco venendo allamati e catturati senza possibilità di scampo
dalla grande ancoretta munita di ardiglione che, uno se ne prende e tanti altri
vengono feriti per poi ritrovarli morti sulla spiaggia, l’ancoretta passando tra il
branco e dando forti trappi con la canna da pesca li cattura in modo non
sportivo in qualsiasi parte del corpo provocando ferite mortali e sofferenti.
Ignorando che il fiume Pescara è ritenuto inquinato dalla Località di Bussi sul
Tirino fino alla foce è definito dalla Legge Regionale sulla pesca sportiva e dalla
carta ittica NO KILL, che la pesca all’interno del porto canale e tanto più nelle
aree di attracco delle navi e pescherecci è vietata innanzitutto a salvaguardia
della sicurezza della navigazione e della vita umana in mare, ma soprattutto
perché il prodotto illecitamente pescato con violenza e in acque inquinate
potrebbe ritenersi pericoloso essere consumato e tanto meno
commercializzato, in quanto privo di tracciabilità e controllo sanitario e non si
esclude che i tanti esemplari catturati possono essere per profitto o vantaggio
anche di natura patrimoniale con l’ipotesi di reato di commercio di sostanze
alimentari nocive per il consumatore. Nell’informativa inviata alla Procura sono
state ipotizzate anche il maltrattamento di animali e l’uccisione di animali. Dopo
la segnalazione la Procura ha dato via libera per eseguire opportuni indagini e
accertamenti al fine di identificare i responsabili e la II° Sezione delle guardie
Ittiche avviando opportuni controlli notturni eseguiti durante tutto il mese di
Ottobre hanno denunciato 4 cittadini stranieri in stato di libertà provenienti da
altre provincie dell’Abruzzo. Per gli addetti ai lavori potrebbe essere un
precedente molto importante i reati contestati di furto aggravato che potrebbe
portare a una diminuzione drastica delle mattanze che si consuma nel porto
canale, dal momento che ovviamente le sanzioni amministrative difficilmente
verranno pagate , mentre in tal caso dovranno rispondere delle loro azioni alla
Procura della Repubblica. Durante gli accertamenti e i controlli le guardie
hanno identificato tantissime persone dal momento che il fenomeno si è
allargato dove le catture dei cefali vengono oramai praticate principalmente da
cittadini Rumeni e Albanesi. Nel corso dei controlli sono state sanzionate 14
persone, identificando persone che provengono da tutte le provincie
dell’Abruzzo, ma la scoperta più importante sono state le identificazioni di
soggetti che arrivano dalla Provincia di Rieti che vengono a Pescara per predare
i cefali, sono 5 le persone identificate tutti di nazionalità Albanese che arrivano
nel fine settimana per mettere in atto la pesca illegale durante le ore notturne
attività che in poche ore i nuovi predoni riescono a catturare con grosse
ancorette oltre 100 pezzi a persona di Cefali una vera e propria mattanza visto
che solitamente operano a gruppi di tre quattro persone e per poter
tranquillamente operare mettono anche delle vedette che avvisano l’arrivo di
persone sospette. A tal punto c’è anche da chiedersi che fine fanno questi
quantitativi di pesce? Da informazioni avute confidenzialmente è venuto alla
luce che vengono commercializzati rivendendoli tra i loro connazionali, cefali
privi di tracciabilità e controlli sanitari, con il pericolo sulla salute pubblica. E
nel corso dell’anno 2023 -2024 – 2025, le guardie Ittiche della II° Sezione della
Guardia Civile Ambientale hanno intensificato i controlli sul fiume Pescara
contro i nuovi predoni e dopo aver già identificati la maggior parte di
bracconieri delle anguille provenienti dalla Regione Campania, sta cercando di
contrastare le mattanze di Cefali grazie anche alla Procura della Repubblica di
Pescara che ha permesso concedendo la delega alle indagini, dopo l’accurata
informativa ricevuta dalle guardie ittiche che benché volontari sono Pubblici
Ufficiali con la qualifica certificativa di Polizia Amministrativa e di Polizia
Giudiziaria, cosa che a volte tante persone dimenticano o fanno finta di non
sapere, volontari che svolgono una funzione Pubblica e di Pubblico Interesse,
dove non mancano durante i controlli di sorprendere persone già gravate da
precedenti penali.





