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La Città dei Miti del Teatro dei Borgia

Alle ore 19.45 di oggi, presso l’Help Center di Via Enzo Ferrari, il debutto pescarese de “La Città dei Miti” del Teatro dei Borgia. La trilogia di spettacoli che rivisitano i miti greci in chiave contemporanea, in un sogno poetico metropolitano, si apre con Eracle, l’Invisibile e Filottete dimenticato, a seguire, alle ore 21.30, Medea per Strada. A Pescara fino al 10 dicembre.

“La Città dei Miti a Pescara” è tra i progetti selezionati da “Una mano a chi sostiene”, l’iniziativa di solidarietà dedicata agli Enti Non Profit promossa da Fondazione Cattolica Verona.

Protagonista femminile, Elena Cotugno (Ruvo di Puglia, 1984), attrice e co-fondatrice, con il registra Gianpiero Borgia, del Teatro dei Borgia. Con Medea per Strada vince nel 2022 il Premio Rete Critica e il 𝗣𝗿𝗲𝗺𝗶𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗖𝗿𝗶𝘁𝗶𝗰𝗮 𝟮𝟬𝟮𝟮 𝗔𝗡𝗖𝗧.

Elena Cotugno ci conduce in una profonda riflessione sul Mito, sulla figura di Medea, sulla contemporaneità, sugli ultimi e sul tema dell’identità.

Elena Cotugno, qual è il tuo personale rapporto con il Mito? «Partendo dalla definizione che dà del Mito Cesare Pavese in “Dialoghi con Leucò”, secondo cui la dimensione mitica è alla base dei fatti degli uomini con la necessità di ripercorrere, magari riscrivendoli, archetipi che il mito riattualizza continuamente, vorrei utilizzare, più che il concetto “riattualizzare” il termine “rivivificare”. Il mito ci pone davanti a degli archetipi, a delle situazioni e a dei personaggi, gli eroi, che ci raccontano delle parabole e delle situazioni che si ripetono nel corso della storia umana che grazie al mito abbiamo la possibilità di rivivificare, e quindi di rivivificare i miti stessi, come la storia di Medea, la storia di una donna che per amore di un uomo lascia il suo paese e va a vivere in un paese straniero, di cui non conosce la lingua ed in cui non viene accettata come cittadina di quel territorio. O come il mito di Eracle di Euripide, che al posto di cimentarsi con le fatiche alla natura, ad elementi naturali, nella nostra società si cimenta con fatiche economiche, ed ancora il mito di Filottete, che è malato, reso rancoroso dall’abbandono e dalla malattia, dimenticato dai più giovani, dalle nuove generazioni, dai familiari, dagli amici. Il mito ci aiuta a ripercorrere queste storie, questi archetipi, e a ricordarci che esistono, e la cosa più bella, secondo me, è che gli uomini hanno bisogno di ripercorrere questi archetipi attraverso il mito

Elena Cotugno

La Città dei Miti è il progetto finora più iconico del Teatro dei Borgia. Quali sono le sue origini? Come nasce la necessità di esplorare la figura dell’eroe attraverso la lente della contemporaneità? «Ci siamo resi conto che viviamo in una società in cui gli eroi dei miti greci corrispondono a icone urbane o a figure contemporanee della nostra società che raffiguriamo come degli eroi del basso. Non eroi hollywoodiani, non l’Ulisse o l’Achille che vince su tutto e su tutti, ma eroi contemporanei della strada, eroi che non discendono dall’alto ma che provengono dal basso. Questo accostamento di un mito classico ad una icona urbana, sociale, contemporanea, funziona particolarmente perché in realtà il mito ci racconta delle difficoltà, dei cimenti dell’uomo con i problemi della società

«La Città dei Miti – continua Elena Cotugno – è nata nel 2015 con Medea per Strada. Con Gianpiero Borgia vivevamo in Puglia e attraversavamo frequentemente la “Statale 98” che è la strada per eccellenza della prostituzione, quella che va da Foggia a Bari, lunga un centinaio di chilometri e che pullula di ragazze che si prostituiscono. Negli anni sono cambiate le provenienze geografiche, è cambiata l’età delle ragazze ma il fenomeno non è scomparso. La necessità di raccontare l’essere umano al di là della “merce esposta” dei corpi femminili e di raccontarla in maniera universale, non pietistica, non retorica, ci ha fatto accostare la figura della schiava del sesso a quella di Medea, del mito di una straniera. Ci siamo chiesti quale fosse il suo archetipo. È Medea. Dunque abbiamo capito che attraverso il mito potevamo filtrare queste storie. Di conseguenza è nata la necessità di raccontare la storia della Medea straniera contemporanea finita nel racket della prostituzione, e di farlo sulla strada, ovvero nei luoghi reali in cui avviene la prostituzione.

All’inizio Medea per Strada era rappresentata a bordo di un furgone, su cui salivano 7 persone che percorrevano le strade della prostituzione mentre assistevano al racconto di Medea ed abbiamo attraversato così moltissime città, in ognuna delle quali si ripetevano le stesse strade, le stesse dinamiche di sfruttamento sessuale, la stessa messa in mostra dell’essere umano».

Successivamente sono nati “Eracle, l’invisibile” e “Filottete dimenticato”, che hanno formato la trilogia della Città dei Miti.

La trilogia è caratterizzata dall’attenzione e dalla tensione per gli “ultimi” della nostra società, per gli “invisibili”. Ne risponde un impegno in ambito sociale?

«Il teatro nell’antica Grecia svolgeva enormemente un ruolo sociale. Si partiva la mattina, si portava il pranzo a sacco, si faceva un viaggio per andare verso il teatro e passarvi una giornata intera. Gli spettatori partecipavano attivamente agli spettacoli, nel senso che erano coinvolti, potevano parlare, esprimere dissenso o consenso a seconda dei casi. Il teatro interveniva direttamente sulla società. Andare a teatro coinvolgeva e riguardava tutta la comunità e riuniva la comunità attorno a delle tematiche cogenti dell’epoca. Con il nostro teatro ci prefiggiamo l’obiettivo di fare la stessa cosa. Il pubblico viene invitato non in un teatro, ma in luoghi scomodi, che sia una mensa dei poveri, una RSA, un furgoncino, in luoghi normalmente non frequentati. Il nostro spettatore è chiamato a partecipare e ad essere attivo, a stare scomodo fisicamente e quindi anche interiormente. La scomodità, infatti, accende sempre delle domande, accende un processo interiore, che lo spettatore deve necessariamente compiere per riunirsi assieme agli attori attorno a tematiche cogenti della nostra società. Il teatro è una arte, come tutte le arti che deve svolgere anche un servizio alla comunità. Non può essere soltanto puro intrattenimento, non può fermarsi ad essere solo intrattenimento, o fiction. Deve intervenire, scomodare, e per farlo ha bisogno di partecipazione. Credo che questo sia molto importante, soprattutto in questo oggi, in cui la gente non vuole essere scomodata».

Elena Cotugno in Medea per Strada

Medea, nella tragedia di di Euripide, è una figura estremamente complessa e tormentata, legata, anche, al tema della vendetta. Medea abbandonato la patria, dopo aver ucciso il fratello, per seguire Giasone, uomo di cui si è innamorata. I due hanno due figli, ma Giasone, spinto dall’ambizione, abbandona Medea per sposare Creusa, figlia del re di Corinto. Per vendicarsi di Giasone Medea uccide i suoi stessi figli e la tragedia si conclude con la sua fuga su un carro trainato da draghi.

Viviamo in un momento storico in cui si parla molto della figura femminile, qual è il tuo rapporto con la figura di Medea e come la collochi nell’oggi? «La figura di Medea apre un discorso molto complesso. Medea prima di essere donna, madre, moglie, straniera, è innanzitutto semidea ed una maga, è quella la sua natura. È anche una donna, per cui si innamora, è anche una madre, per cui procrea, è anche una straniera, ma questa è una conseguenza delle sue scelte. A Medea viene associato molto spesso il tema della vendetta. Io non l’ho mai vista come una vendetta il finale di Medea. Per seguire l’uomo che ama lei abbandona la sua natura, la sua indole di semidea, rinuncia alla natura di maga, e questo è già un tradimento alla sua identità. Chiunque tradisce la sua identità entra in uno stato di sofferenza. Nel momento in cui il sacrificio non viene ricompensato da Giasone, ma viene vanificato dalla perdita dell’amore, allora ritorna la natura di semidea, allora la sua indole non può far altro che riaffiorare, prepotentemente. L’atto finale di Medea va visto come l’atto di una semidea, di una maga, di una creatura che non è completamente umana. Ci sono culture in cui l’indole e l’identità sono più forti dell’essere madri, cosa che la cultura occidentale non può comprendere. L’atto finale di Medea è una conseguenza di tutto ciò che ha vissuto, ha dovuto sopportare e della violazione della sua identità. Se una donna vive in un paese con una identità ed una cultura, e viene presa e portata in un altro paese dove la stuprano, le cambiano il nome, le tolgono il documento ed ogni legame alla sua natura e alla sua identità, tutto ciò non può che portare a conseguenze estreme. Il finale di Medea per Strada è una provocazione, è estremo. Non è detto che una donna arrivi ad uccidere i propri figli ma se si annulla l’identità di una donna non si può sapere quali possono essere le conseguenze. Ci sono donne sfruttate sessualmente, schiave – volutamente uso questa parola e non prostitute –, private di ogni briciola di identità, che non ricordano più la propria infanzia o il proprio nome, ma per assurdo vedono nell’uomo che le sfrutta l’unica speranza di rinascita, innescando un circolo vizioso. La società occidentale risolve l’atto finale di Medea con il termine “vendetta”, ma si tratta di qualcosa di molto più complesso, è una conseguenza del riappropriarsi del suo stato di semidea e di maga.»

Info – Giorni e orari degli spettacoli:

MARTEDÌ 5, MERCOLEDÌ 6, GIOVEDÌ 7 DICEMBRE

Gli spettacoli andranno in scena in contemporanea e sarà possibile assistere a uno a scelta nei seguenti orari e luoghi:

Eracle l’invisibile ore 19.45 – Help Center, Via Enzo Ferrari S/N

Filottete dimenticato ore 19.45 – partenza da Help Center, Via Enzo Ferrari S/N. Il pubblico verrà accompagnato in Via Mazzini 3

Medea per Strada ore 21.30 – Help Center, Via Enzo Ferrari S/N

VENERDÌ 8, SABATO 9, DOMENICA 10 DICEMBRE

Gli spettacoli andranno in scena in successione e sarà possibile vederli tutti e tre, vivendo insieme l’esperienza della trilogia, oppure uno solo a scelta nei seguenti orari:

Raduno in Help Center, Via Enzo Ferrari S/N: ore 18.00

Eracle l’invisibile ore 18.00

Filottete dimenticato ore 20.00

Medea per Strada ore 21.30

Costi e biglietti

Singolo spettacolo: 5 euro

Ridotto: 2 euro (insegnanti, studenti, under 18, over 65)

Intera trilogia: 10 euro

Info e prenotazioni telefono 328 617 3591

email: promozione.tb@gmail.com

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