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“Siamo sulla frana di Silvi, in Abruzzo. Lo studio del fenomeno sarà concentrato sulla messa in opera di un sistema di monitoraggio ad alta precisione per individuare eventuali deformazioni delle abitazioni presenti a monte del versante, tuttora sgomberate per ragioni di sicurezza e per individuare la reale estensione del movimento al fine soprattutto del ripristino della funzionalità della strada provinciale. Il fenomeno è attenzionato dall’Agenzia Regionale di Protezione Civile della Regione Abruzzo, dalla Regione Abruzzo, dal Dipartimento Nazionale di Protezione Civile e dal Dipartimento di Scienze dell’Università di Chieti-Pescara che hanno organizzato per la giornata del 31 marzo un sopralluogo congiunto al fine di verificare la reale situazione di pericolosità potenziale”. Lo ha dichiarato Nicola Sciarra dell’Associazione Italiana di Geologia Applicata, socio fondatore dell’Associazione Italiana di Geologia Applicata, ingegnere, docente ordinario di Geologia Applicata presso l’Università Grabriele D’Annunzio di Chieti.

Ieri il prof. Sciarra è stato sul posto ed anche oggi sta partecipando ad un sopralluogo

“Il 25 gennaio lungo la strada provinciale 29b in loc. Santa Lucia del Comune di Silvi (TE) si è mobilizzato un movimento franoso che ha costretto l’evacuazione di alcuni fabbricati di civile abitazione. Immediatamente è stato messo in opera un sistema di monitoraggio inclinometrico e piezometrico per individuare la profondità del movimento e la presenza di superfici piezometriche anomale. Inizialmente il movimento aveva mobilizzato le porzioni più superficiali del versante costituite da sabbie limose, dilavate a causa di un flusso sotterraneo idraulico sovrabbondante. Le condizioni geologiche predisponenti risiedono nella presenza di una paleofrana la cui genesi è individuata nel crollo di porzioni di roccia  – ha continuato Sciarra – e detriti della sovrastante Rupe di Silvi Alta. Le abbondanti precipitazioni meteoriche hanno accelerato il fenomeno fino a raggiungere nella giornata di sabato 28 marzo l’attuale configurazione. Sono state interamente distrutte 3 abitazioni con crolli repentini e dissestata la strada provinciale con spaccature di oltre 2.5 m di rigetto. Il movimento è tuttora attivo. Dalle letture inclinometriche eseguite nei giorni precedenti il collasso generalizzato era stato possibile individuare la profondità del movimento, nella porzione di monte, variabile tra i 7 ed i 9 metri profondità in corrispondenza di uno strato di conglomerati cementati ma fortemente fratturati. L’estensione areale del fenomeno è di circa un centinaio di metri in corrispondenza della corona superiore per una lunghezza di oltre 200 m verso valle”.

Nicola Sciarra – socio fondatore dell’Associazione Italiana di Geologia Applicata, ingegnere e ordinario di Geologia Applicata presso l’Università di Chieti e attualmente in sopralluogo sulla frana: ” Siamo sulla frana di Silvi, in Abruzzo. Lo studio del fenomeno sarà concentrato sulla messa in opera di un sistema di monitoraggio ad alta precisione per individuare eventuali deformazioni delle abitazioni presenti a monte del versante”.

Geologi e ingegneri insieme. La Geologia Applicata è una disciplina che include anche opere di ingegneria civile.

Monica Papini –  geologo – Ordinario di Geologia Applicata presso il Politecnico di Milano – Presidente Nazionale dell’Associazione Italiana di Geologia Applicata: ” La Geologia Applicata rappresenta una disciplina chiave per comprendere e gestire l’interazione tra l’uomo e l’ambiente geologico, contribuendo allo sviluppo di soluzioni efficaci per la mitigazione dei rischi geologici, idrogeologici e sismici. Il suo ambito di intervento include, inoltre, la progettazione di opere di ingegneria civile e la gestione sostenibile delle risorse idriche sotterranee”.

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